Yen su, scendono le esportazioni cinesi; dollaro in calo

Lo yen, tradizionale valuta rifugio, si rafforza mentre il dollaro australiano scende questo lunedì, in seguito ai dati da cui è emerso che le esportazioni cinesi sono inaspettatamente scese a dicembre, segnalando un’ulteriore debolezza della seconda economia mondiale ed un peggioramento della domanda globale.

Il cambio USD/JPY scende dello 0,42% a 108,08 alle 02:51 ET (07:51 GMT).

Le esportazioni cinesi sono inaspettatamente scese al tasso maggiore di due anni a dicembre e anche le importazioni si sono ridotte significativamente.

Un secondo report ha rivelato che la Cina ha registrato il surplus commerciale più alto di sempre nei confronti degli Stati Uniti nel 2018, il che potrebbe spingere il Presidente Donald Trump ad alzare i toni con Pechino nello scontro commerciale.

Il dollaro australiano e quello neozelandese, legati al rischio, sono in calo, con la coppia AUD/USD giù dello 0,39% a 0,7185 ed il cambio NZD/USD che scende dello 0,47% a 0,6798.

Entrambe le valute sono rimbalzate dell’1,5% contro il dollaro la scorsa settimana: la propensione al rischio è migliorata nelle speranze di un accordo commerciale USA-Cina e di uno stimolo più aggressivo da parte dei policymaker cinesi per supportare la loro economia in difficoltà.

“Dato il supporto che abbiamo visto nelle valute legate alle materie prime, è sensato prevedere una presa di profitto. Mi aspetto che il trend rialzista riprenda presto”, afferma Michael McCarthy, a capo delle strategie di mercato di CMC Markets.

Il dollaro scende contro un paniere di altre principali valute, con gli investitori che si aspettano che la Federal Reserve non alzi i tassi quest’anno.

L’indice del dollaro USA, che replica l’andamento del biglietto verde contro un paniere di altre sei principali valute, si attesta a 95,21.

Dopo un 2018 straordinario, in cui il biglietto verde è schizzato del 4,3% grazie ai quattro aumenti dei tassi da parte della banca centrale USA, gli investitori ora prevedono che la Fed metta in pausa il suo inasprimento della politica monetaria.

Gli operatori dei mercati ritengono che i timori di un rallentamento della crescita nazionale e globale nonché l’inflazione USA piatta faranno esitare i policymaker della Fed nell’aumentare i costi di prestito nella principale economia mondiale.

Il Presidente della Fed Jerome Powell la scorsa settimana ha ribadito che la banca centrale USA può permettersi di essere paziente nella politica monetaria visto che l’inflazione resta stabile.

I dati di venerdì hanno mostrato che i prezzi al consumo USA a dicembre sono scesi per la prima volta in nove mesi a dicembre.

L’euro rimane stabile, con la coppia EUR/USD a 1,1471.

La sterlina scende, con il cambio GBP/USD a 1,2832 all’inizio di quella che si prevede sarà una settimana molto volatile.

Il Primo Ministro Theresa May dovrà ottenere il voto del Parlamento a favore del suo accordo sulla Brexit domani per non rischiare un’uscita caotica dall’Unione Europea. I numeri non sono a favore di May e le sue probabilità di vittoria sono estremamente basse.

“Il mercato si aspetta che il voto non passi al Parlamento. I rialzi della sterlina sembrano bloccati a 1,2940”, aggiunge McCarthy di CMC./investing.com

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